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Adozione alveari: una scelta di coerenza

Sustainability & Innovation
Adozione alveari Beelog

8 alveari, 400.000 api, un principio operativo. Beelog for bees: un problema reale, prima che un progetto. L’adozione alveari da parte di un’azienda può sembrare un gesto simbolico ma nel caso di Beelog non lo è, perché la differenza non è comunicativa ma strutturale. 

Gli impollinatori sono responsabili della riproduzione del 75% delle colture alimentari globali e del 90% delle piante selvatiche. Non sono un tema di nicchia ambientale: sono un’infrastruttura biologica dalla quale dipendono catene produttive, ecosistemi locali e sicurezza alimentare a scala planetaria. 

Eppure negli ultimi decenni, le popolazioni di api hanno subito contrazioni significative in tutto il mondo, per effetto combinato di perdita di habitat, uso di pesticidi, cambiamenti climatici e frammentazione del territorio agricolo.

In questo contesto, chi opera nel settore delle costruzioni e degli allestimenti, con tutto ciò che comporta in termini di logistica, materiali, trasporti e occupazione del territorio, non può considerarsi neutro. Ha un impatto. La domanda non è se averlo ma in quale direzione orientarlo.

L’alveare come modello operativo

Il nome Beelog è una dichiarazione di metodo. Ci ispiriamo all’alveare perché funziona: ruoli definiti, cooperazione precisa, flussi armonici tra unità specializzate, nessuno spreco, nessuna ridondanza. Un sistema in cui l’efficienza non è imposta dall’alto ma distribuita, strutturale.

Il miele prodotto dagli alveari stagione dopo stagione, è la prova che il sistema ha funzionato. È la conseguenza di come è strutturato. Noi misuriamo i nostri progetti con la stessa logica.

E’ la nostra struttura operativa, il modello che applichiamo ogni giorno nella gestione di progetti retail, office e hospitality: un’unica regia che integra progettazione, cantiere, produzione arredi, supply chain e logistica, riducendo frammentazione, errori di coordinamento e costi nascosti. 

Il risultato non è solo operativo (meno interlocutori, consegne più rapide, standard qualitativi scalabili) ma ha implicazioni dirette sull’efficienza ambientale del processo costruttivo: meno trasporti inutili, meno materiali stoccati e movimentati più volte, meno sprechi nella fase di allestimento.

 

Adozione Alveari Beelog

 

ADI Apicoltura: un partner con radici verificabili

Il progetto Beelog for Bees si realizza in collaborazione con ADI Apicoltura, realtà con sede a Tornareccio, in Abruzzo (riconosciuta come capitale abruzzese del miele) con una storia che inizia nel 1858, quando Giuseppe Antonio Iacovanelli fondò quella che sarebbe diventata nel tempo, un punto di riferimento dell’apicoltura italiana.

Cinque generazioni hanno portato avanti e trasformato quell’impresa. Nel 1999 ADI è stata tra i primi in Italia a sviluppare una linea di miele biologico 100% italiano. 

Nel 2012 ha ricevuto il riconoscimento di “Pioniere dell’apicoltura abruzzese”. Oggi gestisce circa 2.000 alveari e pratica l’apicoltura nomade, una tecnica che prevede lo spostamento delle arnie seguendo le fioriture stagionali su terreni incontaminati, così come avviene per gli alveari adottati da Beelog, gestiti su arnie Dadant-Blatt da nomadismo.

La scelta di ADI non è casuale. Un partner con una storia, metodo documentato e credenziali verificabili. Non un fornitore, non uno sponsor di facciata.

I numeri del progetto

Ogni anno Beelog adotta 8 alveari. Ogni alveare ospita in media 50.000 api della specie Apis Mellifera Ligustica, la tipica ape italiana selezionata per la sua adattabilità e produttività.

In numeri aggregati: circa 400.000 api attive, capaci di percorrere complessivamente oltre 60 milioni di chilometri per impollinare più di un miliardo di fiori in una stagione. 

Non sono stime proiettive: sono i parametri biologici documentati di questa specie in condizioni di nomadismo su terreni biologici.

Questi numeri non descrivono un impatto ambientale certificato da ente terzo, sarebbe un’affermazione che questo progetto, nella sua forma attuale, non può sostenere. Descrivono l’attività biologica reale di 8 alveari gestiti professionalmente in un territorio specifico, con effetti di impollinazione che operano indipendentemente da qualsiasi certificazione.

 

Adozione alveari Beelog

 

Coerenza, non CSR accessoria

I programmi di responsabilità sociale che un’azienda attiva senza connessione con la propria attività core hanno il vantaggio della facilità e lo svantaggio della credibilità. Sono facilmente leggibili come compensazione simbolica: facciamo qualcosa di buono qui, per bilanciare quello che facciamo là.

Beelog for Bees non nasce in questa logica. Nasce da una domanda concreta: se ci ispiriamo all’alveare come modello organizzativo, qual è il nostro rapporto con gli alveari reali? Se affermiamo che la sostenibilità è strutturale al nostro modo di operare, cosa facciamo che vada in quella direzione, concretamente e che non sia un claim da presentazione?

La risposta non è esaustiva e 8 alveari non cambiano lo stato globale degli impollinatori ma è onesta. È un’azione tangibile, verificabile, coerente con il nome e con la filosofia. Parte da una premessa che consideriamo non negoziabile: non si dichiara di credere in qualcosa se non si è disposti a qualche forma di conseguenza operativa.

Impollinatori, biodiversità e Agenda 2030

Il declino degli impollinatori non è un problema isolato ma connesso alla perdita di biodiversità, alla resilienza degli ecosistemi urbani e periurbani, alla capacità di adattamento dei sistemi agricoli di fronte ai cambiamenti climatici. Per questo, progetti come Beelog for Bees si inseriscono in un quadro più ampio, quello degli Obiettivi di Sviluppo Sostenibile dell’Agenda 2030.

Il sostegno attivo alle popolazioni di Apis Mellifera su terreni biologici si orienta verso SDG 15 (vita sulla terra, tutela della biodiversità) e SDG 13 (azione per il clima, preservazione degli ecosistemi), con un riflesso indiretto su SDG 11 nella misura in cui contribuisce a mantenere corridoi ecologici e verde biologicamente attivo nei contesti periurbani e rurali.

L’uso del termine “orientamento” e non “certificazione” è intenzionale. Non abbiamo ancora un programma ESG strutturato con rendicontazione verificata da ente esterno su questo specifico progetto. Quello che abbiamo è un’azione concreta con un partner qualificato, in un ambito di intervento scientificamente rilevante.

 

Adozione alveari Beelog

 

La sostenibilità operativa del Gruppo

Beelog fa parte di E2K Group, appartenente alla holding FBH, un ecosistema di aziende operative con oltre 25 anni di storia nel contract industriale, civile e commerciale. Il Gruppo lavora su smart building, magazzini ad alta efficienza energetica e strutture logistiche avanzate in cui l’ottimizzazione ambientale è requisito funzionale prima ancora che comunicativo.

In questo contesto, Beelog for Bees non è un progetto autonomo di sostenibilità: è una delle espressioni di un orientamento più ampio che include efficienza logistica, riduzione dei trasporti ridondanti, uso di materiali conformi agli standard ESG internazionali nel project management e supporto ai clienti nei percorsi di certificazione LEED e BREEAM.

La scala dei due livelli è molto diversa ma la direzione è la stessa.

Una misura giusta, senza enfasi indebite

8 alveari non salvano il pianeta. Non è nostra intenzione sostenere il contrario. Quello che 8 alveari fanno, gestiti con metodo professionale e in un territorio biologicamente attivo, è contribuire alla vitalità di un sistema di impollinazione locale, sostenere un’impresa apistica con oltre 160 anni di storia e mantenere la coerenza tra quello che diciamo di essere e quello che facciamo concretamente.

Se a breve riusciremo a strutturare questo impegno in un programma rendicontato e verificabile, lo faremo. Nel frattempo, preferiamo fare cose misurabili in modo trasparente piuttosto che dichiarare impatti che non possiamo documentare.

Questo del resto, è lo stesso principio che applichiamo ai progetti dei nostri clienti: concretezza, dati verificabili, onestà sui limiti. L’alveare funziona perché ogni ape fa esattamente quello che può fare. Non di più, non di meno.

 

 

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